FORMAGGIO DI FOSSA DI SOGLIANO

FORMAGGIO DI FOSSA DI SOGLIANO

Il caso ci regala tante sorprese, e quindi può anche capitare che dei contadini medievali, che tentano di nascondere il cibo in fosse segrete scavate nel tufo, in mezzo alla paglia, si ritrovino con un prodotto raffinato e che acquista notorietà nazionale.
È Il caso del formaggio di fossa di Sogliano al Rubicone, ormai prodotto di grande fama, che nasce dalla scoperta che nascondere dei formaggi in sacchi di cotone, sollevati dal suolo e in una fossa scavata nel tufo e rivestita di paglia crea una delizia gustosa e raffinata. La fermentazione anaerobica e la pressatura causano la fuoriuscita del siero e dei grassi, creando un prodotto ideale anche per quelle che sono le nuove esigenze nutrizionali.
Ormai è diventato un rito, le prime testimonianze dell’abitudine di seppellire i formaggi alla fine di agosto e tirarli fuori il giorno di Santa Caterina (25 novembre) risalgono alla dominazione dei Malatesta (dal 1255 al 1500 circa).
Si ipotizza che le fosse siano riconducibili alla tecnica, già conosciuta in epoca romana, delle neviere, ma non vi sono dati storici certi. Si sa che nel ‘700, far maturare i formaggi nelle fosse era diventata un’abitudine consolidata, sia per la necessità di nascondere i formaggi in un’Italia per secoli attraversata da eserciti nemici e briganti, che per la necessità di conservare un alimento prezioso che aiutava una popolazione prevalentemente agricola ad affrontare le durezze dell’inverno.
La cosa veramente certa, è che un viaggetto a fine novembre in quelle zone è altamente consigliato. Il formaggio è diventato un simbolo gastronomico de quell’ameno paesino nelle colline romagnole, e tutti gli anni si tengono sagre per celebrarlo.

formaggio di fossa pit cheese from Sogliano al Rubicone
Fossa a Sogliano al Rubicone Pit in Sogliano Romagna

About the Author

Crescendo in Emilia-Romagna, una regione rinomata per il Parmigiano, il prosciutto di Parma, le lasagne e la pasta ripiena, una parte predominante della mia infanzia l’ho trascorsa in cucina con mia nonna e mia mamma.
Fin dai miei primi anni di vita, ho avuto la consapevolezza che per loro cucinare esprimeva tutto il loro amore per la famiglia. Ricordo ancora con nostalgia quel tepore familiare, e ciò che mi manca di più è il mio pattugliamento attorno ai fornelli, attendendo l’occasione di rubare un boccone.