LE TRIGLIE TRA LIVORNO E MOSÈ

LE TRIGLIE TRA LIVORNO E MOSÈ

Questo modo di cucinare le triglie è tipico di Livorno, ho comunque scoperto che all’interno della comunità ebraica italiana viene chiamato “alla mosaica”. Immagino sia dovuto alla presenza di una considerevole comunità ebraica nella città di Livorno.
Livorno divenne lo sbocco sul mare del Granducato di Toscana nel XVI secolo. Durante il dominio dei Medici, Livorno venne dichiarata “porto franco”, quindi le merci che vi transitavano erano esenti da tasse all’interno dell’area cittadina. Si trattava di una strategia molto comune, messa in opera in molti porti di recente fondazione, per attirare lo sviluppo di nuove rotte commerciali; lo si può ritrovare in molti toponimi, nei quali si trova la particella “franco”, come testimoniano le molte “Francaville” presenti in molte regioni italiane.
I Medici promulgarono leggi atte a proteggere i traffici mercantili dal crimine e dal crimine organizzato, e altre che regolamentavano i traffici internazionali. Tra i vari provvedimenti, vi era anche la garanzia della libertà di culto (essenzialmente per gli ebrei, restavano esclusi gli altri acattolici), di professione religiosa e politica, annullamento dei debiti e di altre condanne per almeno 25 anni.
Il Granducato attirò numerosi turchi, persiani, mori, greci e armeni, oltre ad immigrati ebrei. Questi ultimi arrivarono alla fine del sedicesimo secolo, in seguito alla loro espulsione da Spagna e Portogallo, mentre, al contrario, Livorno garantiva loro l’estensione di diritti e privilegi. La comunità ebraica contribuì alla ricchezza mercantile e culturale della città.
Sembra che il contributo degli ebrei italiani alla cucina italiana sia più significativo di ciò che appare: di primo acchito: la comunità più antica di ebrei al di fuori di Israele era a Roma prima ancora della diaspora, sin dal II secolo p.e.v. Due millenni di convivenza con gli Italiani ha creato una cucina incredibilmente ricca e variata. Le panetterie ebree erano famose, e i clienti cristiani ne compravano i prodotti, in barba alle condanne delle autorità ecclesiastiche.
Molti piatti, ora considerati tipicamente italiani, sono stati profondamente influenzati dalla creatività ebraica, come le paste ripiene, vanto delle comunità europee nel Rinascimento.

CookingwithCarlotta.com_cookingclasses_livornese_red_mullet_receipe
Tempo di preparazione: 30 minuti (inclusa la pulizia del pesce)
Tempo di cottura: 15 minuti
Tempo totale: 35 minuti
Dosi per: 4 persone.

Ingredienti

  • 1 kg. di triglie
  • 400 g. di pomodori pelati o Freschi ma ben maturi se in estate
  • 4 cucchiai di olio d’oliva
  • 2 garlic cloves, finely minced
  • 1 tbsp fresh parsley, finely minced
  • Salt and pepper to season

Procedimento

Squamare delicatamente I pesci, raschiandole delicatamente con un coltello o l’apposito attrezzo, tagliare le pinne tutto attorno. Aprirle, incidendole con un coltello affilato dalla testa all’ano, pulendole dalle interiora e dalle branchie.
Lavarle delicatamente sotto l’acqua corrente e asciugarle con carta da cucina.

Se si hanno pomodori freschi, bollirli per qualche minuto, passarli in una ciotola di acqua fredda, pelarli, tagliare la polpa a pezzetti ed eliminare i semi.
Nel caso dei pelati, è sufficiente romperli schiacciandoli con una forchetta.

Preparare la salsa versando l’olio in una padella con aglio tritato finemente. Farlo dorare per pochi secondi, aggiungere il prezzemolo e il pomodoro quasi immediatamente e far sobbollire per 5-6 minuti.

Deporre delicatamente le triglie nel tegame, lasciandole affondare nella salsa. Farle cuocere a fiamma bassa e senza coperchio per 10 minuti senza mai muoverle, semplicemente scuotere il recipiente di cottura. Limitarsi a prendere ogni tanto delle cucchiaiate di salsa e coprirci i pesci.
Servirle direttamente dalla padella, per evitare che si distruggano in eccessivi trasferimenti.

shadow
Print Friendly, PDF & Email

About the Author

Crescendo in Emilia-Romagna, una regione rinomata per il Parmigiano, il prosciutto di Parma, le lasagne e la pasta ripiena, una parte predominante della mia infanzia l’ho trascorsa in cucina con mia nonna e mia mamma.
Fin dai miei primi anni di vita, ho avuto la consapevolezza che per loro cucinare esprimeva tutto il loro amore per la famiglia. Ricordo ancora con nostalgia quel tepore familiare, e ciò che mi manca di più è il mio pattugliamento attorno ai fornelli, attendendo l’occasione di rubare un boccone.